Dal Rapporto sulla legalità e sicurezza 2014 della CIA emergono sempre più affari d’oro per la criminalità organizzata infiltrata nella filiera.

 

 L’agricoltura è sempre più spesso nel mirino delle mafie. Dall’agropirateria alle truffe sulla Pac, dal caporalato al saccheggio del patrimonio boschivo, dall’usura al controllo delle filiere agroalimentari, la piovra della criminalità organizzata allunga i tentacoli sul comparto per un fatturato da 50 miliardi di euro l’anno, pari a quasi un unnamedterzo dell’economia illegale in Italia.

Dalle regioni del Sud, ora si sta espandendo a macchia d’olio in tutt’Italia. La lista dei reati perpetrati nelle campagne è lunga e ha un conto pesante: non ci sono solo i 14 miliardi l’anno delle agromafie in senso stretto, vanno aggiunti i 4,5 miliardi calcolati tra furti e rapine; e poi i 3,5 miliardi del racket e i 3 miliardi dell’usura; e ancora 1,5 miliardi per le truffe all’Unione europea e 1 miliardo solo per la contraffazione alimentare in Italia; infine 1 miliardo per le macellazioni clandestine e quasi 20 miliardi di euro legati alle ecomafie tra abusivismo edilizio, discariche illegali e incendi boschivi dolosi. E’ quanto è emerso ieri con la presentazione del Rapporto sulla legalità e sicurezza 2014 della Fondazione Humus per la CIA.

“Attraverso il controllo nelle campagne -ha sottoline0ato il presidente della Cia, Dino Scanavino- le mafie cercano di incrementare i propri affari illeciti esercitando il controllo in tutta la filiera agroalimentare, dai campi agli scaffali del supermercato. Non c’è più in gioco solo il potere su un determinato territorio, la criminalità organizzata vuole far fruttare i patrimoni, introducendosi in quei comparti ‘anticrisi’ che si stanno dimostrando sempre più determinanti per la ripresa dell’economia nazionale, come appunto l’agroalimentare”.
Ciò che emerge è l’estensione e la ramificazione operativa dei clan interessati e i legami ormai consolidati tra cosche campane, calabresi, siciliane e pugliesi per poter meglio presidiare il settore su una scala di livello industriale.

Il Senatore Giuseppe Lumia, intervenuto al convegno, ha  affermato che la mancanza di adeguata sorveglianza PD: VELTRONI, LUMIA CAPOLISTA SENATO IN SICILIArafforza l’opera della criminalità  e ha sottolineato la capacità della mafia di sapersi organizzare, non solo attraverso i metodi criminali che utilizza per il controllo illegittimo delle aziende, ma si fa essa stessa azienda, cogliendo la grande potenzialità del settore  primario. Ha, inoltre,   manifestato  il Suo apprezzamento per il dettagliato e completo lavoro presentato dalla CIA nell’annuale rapporto sulla criminalità, consapevole dello sforzo che la Confederazione da sempre compie nella lotta alle mafie.

Ecco perché ora più che mai serve un forte impegno comune, azioni e strategie il più possibile condivise, per sconfiggere questa “piaga” che distrugge il tessuto sano e produttivo dell’imprenditoria italiana. Tenendo conto anche del fatto che l’agricoltura spesso mostra maggiori elementi di vulnerabilità, legati a quelle caratteristiche e inevitabili forme di “isolamento geografico” dei luoghi di lavoro e del livello di fragilità degli addetti.

“La criminalità e tutte le forme di violenza ad essa connessa – ha dichiarato il presidente regionale Rosa Giovanna Castagna – sono espansioni del pensiero mafioso  che va ben oltre l’atto tangibile dell’azione prepotente. Il nostro impegno deve essere volto all’indebolimento di questa forza, deve essere quello di liberare ogni metro di terra dalla 10806244_10204481300328713_1248470114730524718_nmano della mafia, dal pensiero di prepotenza e sopraffazione che ne è alla base e che spinge questi soggetti a voler ottenere illegalmente il controllo del territorio attraverso il bene primario. “

La situazione è davvero grave. Non c’è settore dell’economica che non sia finito tra i tentacoli della criminalità organizzata. Tantissimi sono gli imprenditori che, purtroppo, fanno i conti con il racket, con l’usura, con i furti e le rapine, con le estorsioni e le minacce. Senza contare i danni economici e d’immagine inaccettabili che i produttori e tutta la filiera di qualità pagano per colpa dei falsi e delle sofisticazioni alimentari.
Per questo oggi serve una sorta di “rete” per contrastare la criminalità organizzata: Bisogna mettere insieme tutte le associazioni di categoria e instaurare un rapporto continuo e costruttivo con le istituzioni, con la magistratura e con le forze dell’ordine, a cui unire un cambiamento anche di carattere legislativo rendendo sempre più veloci ed efficienti le norme per l’assegnazione e il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia. Solo così, colpendo gli interessi economici è possibile debellare questo ‘cancro’ odioso che sta corrodendo sempre di più la nostra economia.

Le misure di sostegno europee ai giovani sono importanti, ora anche in Sicilia

L’Agia-Cia Sicilia esprime apprezzamento per le Conclusioni della Presidenza italiana sulle misure di sostegno ai giovani. Per favorire il ricambio generazionale in agricoltura non si può prescindere da terra e credito. Se questi provvedimenti saranno implementati con successo, potremmo essere in grado di superare due delle maggiori barriere d’entrata nel settore, dando la possibilità ai giovani di tornare sui campi. Portando nuova occupazione e sviluppo.

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Matteo Bartolini presidente del Ceja e il Ministro Martina

E’ necessario garantire ai giovani adeguati strumenti economici di ingresso e di competitività e misure di semplificazione. In questo senso, la previsione di crediti dedicati da parte della Bei (Banca europea per gli investimenti), approvato dalla Presidenza italiana al Cdm agricolo del 15/12/2014, è fondamentale. Tra l’altro, l’indicazione per la creazione di un Fondo europeo di garanzia specifico per favorire prestiti accessibili ai giovani agricoltori accoglie la proposta lanciata dal presidente del Ceja (Consiglio dei giovani agricoltori europei) nonché dirigente dell’Agia-Cia, Matteo Bartolini. Uno strumento molto utile, visto che ad oggi ben 4 imprese agricole “young” su 5 denunciano difficoltà enormi nell’accesso ai finanziamenti.

Ovviamente è altresì importante favorire l’accesso dei giovani al capitale fondiario, anche se, accanto alla vendita, tra le misure possibili, va fortemente sostenuto anche l’affitto, modalità più “soft” per un giovane start-upper. In Sicilia bisogna accelerare il processo di utilizzo delle terre disponibili per i giovani imprenditori agricoli.

Se facciamo l’Europa la facciamo dall’agricoltura. A Palermo si getta il seme del ricambio generazionale

Ad appena qualche giorno dall’inserimento della pratica agricola della vite ad alberello di agia ciheamPantelleria nella Lista del Patrimonio dell’Umanita dell’UNESCO, si è svolto a Palermo un importante evento legato al ricambio generazionale in agricoltura.
Nella mattina del 27 novembre, presso la sede della CIA regionale, si è svolto, un’importante meeting con la presenza di Matteo Bartolini, presidente del CEJA (Consiglio Europeo Giovani Agricoltori), rappresentanti dell’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari (CIHEAM Bari) e la Direzione Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) della Confederazione Italiana Agricoltori, (CIA).
Durante la riunione sono stati presentati i nuovi progetti di Agia Sicilia che sono stati illustrati dal presiIMG_2511dente, Nicolò Lo Piccolo, e sono state gettate le basi per una prossima collaborazione tra il CIHEAM Bari, centro di eccellenza nella ricerca in agricoltura, ed Agia Sicilia, con l’intento di portare innovazione nel settore primario siculo attraverso l’associazione dei giovani imprenditori agricoli della Cia Sicilia.
Nel pomeriggio, presso la sala gialla dell’Assemblea Regionale Siciliana, si è tenuto il “Forum Giovani” organizzato dal Ministero dell’agricoltura e presieduto da Matteo Bartolini presidente del Ceja, si è discusso del ricambio generazionale in agricoltura, alla presenza dell’assessore regionale del settore, Antonino Caleca e di altri rappresentanti istituzionali giovanili di Algeria, Bosnia, Albania, Siria, Egitto,Turchia, Marocco, Libano, Serbia. Mario Campli ha presentato il suo libro “EUROPA: Ragazzi e Ragazze riscriviamo il sogno europeo”.
IMG_2515Durante il suo intervento l’Assessore Caleca è stato molto chiaro sull’importanza che il settore primario deve avere nelle politiche europee
Nella sala, gremita di giovani imprenditori agricoltori, ricercatori dell’area mediterranea e studenti di agraria è stata ribadita l’importanza del ritorno dei giovani come imprenditori nel settore primario con la forza delle tecnologie digitali. Anche il presidente del CEJA, Matteo Bartolini, ha evidenziato come bisogna favorire lo sviluppo dell’agricoltura.

Le nuove opportunità per i giovani dalla Politica agricola comune e il ricambio generazionale

In un momento in cui i giovani impiegati in agricoltura crescono del 5,1%, mentre le facoltà di agraria fanno segnare picchi d’immatricolazione superiori del 40% agli anni accademici del passato, dalla delegazione di Palermo della Confederazione italiana agricoltori arriva un messaggio chiaro: meglio lasciare l’azienda in mano ai giovani under 40. A loro, infatti, per la prima volta è riservato un fondo del cosiddetto “primo pilastro” della Pac 2014-2020, la Politica agricola comune europea. Si tratta di 37 milioni di euro a disposizione per l’Italia, l’1% del plafond totale che può raddoppiare se saranno presentate più domande di quelle previste, arrivando così a oltre 70 milioni.Pac valledolmo b Di questo si è parlato sabato a Valledolmo, dove la Cia Palermo ha tenuto l’incontro con i giovani agricoltori sul tema “Coltiviamo sviluppo: Sicilia, la terra del futuro”. “La mia generazione non è più in condizione di recepire le nuove tendenze del mercato, è importante puntare sui giovani per far ripartire la nostra agricoltura: il ricambio non deve essere solo anagrafico ma di mentalità, perché il ciclo di produzione non si ferma più sui banchi del mercato ma può toccare ogni parte del mondo”, ha detto Antonino Cossentino, presidente della Cia Palermo. “Le industrie e le aziende del terziario emigrano, mentre l’agricoltura non può farlo: per continuare a sopravvivere – ha aggiunto Cossentino – bisogna investire nel settore e dare spazio ai giovani”.
“Seguiamo con attenzione tutte le possibilità che ci vengono date per rilanciare l’agricoltura e il territorio in generale: il nostro progetto vuole trovare un percorso innovativo e integrato e non bisogna farsi scappare l’occasione offerta dalla nuova Pac”, ha aggiunto Nicolò Lo Piccolo, imprenditore e presidente regionale dell’Agia, l’associazione dei giovani imprenditori nata in seno alla Cia. Sulle nuove opportunità offerte IMG_2161dell’Europa è intervenuto con la sua relazione Graziano Scardino, responsabile regionale dei Centri assistenza agricola Cia.”Il primo pilastro della Pac non era mai intervenuto sui giovani under 40 e per i primi cinque anni di insediamento.E’ una novità assoluta ed importante, a fronte di una diminuzione di circa il 10% del totale dei fondi destinati all’agricoltura. Il nostro giudizio sulla Pac, nel complesso, non è positivo perché gli agricoltori perderanno soldi. Però la partita politica che si stava giocano a Bruxelles rischiava di far perdere completamente i contributi del primo pilastro. Ai giovani agricoltori di tutto il territorio nazionale sono destinati 37 milioni, che possono diventare il doppio se si registra un forte aumento della domanda. I giovani che non hanno un’eredità, inoltre, potranno usufruire di un importante punto di partenza, cioè la riserva nazionale che per la prima volta è uguale in tutte le regioni ed è pari a 180 euro per ettaro. Insomma, una buona “start up” per favorire l’insediamento dei giovani in agricoltura. A questo punto occorre fare bene i calcoli, affidandosi anche ai Centri di assistenza agricola della Cia: in linea generale, se un genitore è in prossimità della pensione conviene che lasci ai figli”.