NO ALL’IMU SUI TERRENI AGRICOLI: MANIFESTAZIONE DI AGRINSIEME SICILIA A PALERMO

Oltre un migliaio di imprenditori agricoli, provenienti da tutte le province dell’isola, ha partecipato stamani al sit-in organizzato da AGRINSIEME, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative aderenti a CIA, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative (AGCI, Confcooperative e Legacoop).
11059507_438628839626601_2719058768668667764_nIl motivo della mobilitazione è stato quello di portare all’attenzione del mondo politico e dell’opinione pubblica il ruolo, non solo economico, che l’agricoltura e l’agroalimentare riveste nel contesto sociale ed occupazionale sia regionale che nazionale. Un settore che nel corso del 2014 è andato incontro ad una serie di aggravi di ordine fiscale pari ad oltre 760 milioni di euro. La parte più rilevante ha riguardato l’IMU sui terreni agricoli con circa 350 milioni di euro e l’IMU/TASI sui fabbricati rurali per 150 milioni di euro. Per quanto riguarda l’applicazione dell’IMU, ai sensi del Decreto Legge n. 4 del 24 gennaio 2015 recentemente convertito dal Parlamento nazionale, la Sicilia è la regione che rischia di subire le conseguenze peggiori essendo venuti meno tutta una serie di comuni precedentemente considerati come svantaggiati e quindi esentati dall’imposta.
“Una tassazione – si legge nel documento presentato da una delegazione di 10995556_10206430767874440_8801064257438407907_nAGRINSIEME Sicilia al presidente della Regione, Rosario Crocetta – che non tiene conto degli indici economici che descrivono l’isola come una delle realtà più svantaggiate dell’Unione Europea, al punto da farla rientrare nel cosiddetto “Obiettivo 1. Non è stato poi considerato l’altro grave handicap della Regione, ovvero quello dell’insularità per cui sono previsti, sempre a livello comunitario, dei meccanismi di compensazione economica. Il paradosso – si legge ancora nel documento di AGRINSIEME – è che alcune zone produttive del Paese, ad altissimo valore aggiunto, sono state esentate dal pagamento dell’imposta, mentre in Sicilia sono raddoppiati i comuni assoggettati al balzello fiscale sostitutivo dell’ICI”.
10428113_10206431159684235_774904986269472557_nConsiderazioni tutte condivise dal presidente della Regione che si è dichiarato disponibile ad affrontare sul piano politico l’intera vicenda.

GLI IMPEGNI DEL GOVERNO

Come prima iniziativa è stata inoltrata una richiesta urgente di incontro al ministro dell’agricoltura, Martina chiedendo anche il coinvolgimento del responsabile dell’economia Padoan. Contemporaneamente agli uffici legali della Regione è stato attribuito il compito di approfondire la materia ed individuare eventuali spiragli di incostituzionalità per impugnare la norma recentemente approvata dal Parlamento nazionale.
Come segnale concreto di solidarietà alla categoria il Presidente Crocetta si è poi dichiarato disponibile ad inserire, nella nuova manovra finanziaria in via di approvazione da parte dell’Assemblea Regionale, alcuni correttivi in materia di credito ed in particolare per quello destinato alla formazione delle scorte.
Per l’8 aprile prossimo è invece stato convocato un tavolo presso l’assessorato all’agricoltura per fare il punto della situazione e definire tutti gli altri punti della piattaforma, ovvero accesso al credito, avvio del nuovo PSR ed abbattimento dei costi di produzione.

AGRINSIEME SICILIA: CONTINUA LA MOBILITAZIONE. Martedì 31 marzo sit-in davanti la Presidenza della Regione Siciliana

AGRINSIEME SICILIA 1x4“L’imu sui terreni agricoli, così come concepita e determinata dal governo nazionale, è un’imposta iniqua e inaccettabile per le aziende agricole” – lo sostiene Rosa Giovanna Castagna, coordinatrice Agrinsieme Sicilia e presidente regionale CIA Sicilia –
“Non ci fermiamo di fronte alla scadenza e, in concomitanza con i presidi nazionali che si terranno domani a Roma sotto le sedi del Parlamento, del Mipaaf e del Mef, manifesteremo
il nostro disappunto, unitariamente alle altre sigle che compongono Agrinsieme, sotto la sede del palazzo del governo regionale chiedendo al presidente Crocetta di prendere una posizione inequivocabile sull’argomento in difesa delle aziende siciliane, già indebolite da fitopatie, danni climatici e, non ultimo, un disagio infrastrutturale dato dall’insularità”.
“Non è concepibile una patrimoniale su un bene strumentale come la terra e non è accettabile il criterio secondo cui territori ad alta produttività non paghino e territori svantaggiati debbano sostenere imposte superiori al reddito prodotto”.

NO IMU copiaAgrinsieme documento 31 marzo 2015

Non si fermano le iniziative di Agrinsieme Sicilia, il coordinamento che rappresenta le aziende associate a Confagricoltura, CIA ed Alleanza delle Cooperative (AGCI Agrital, Fedagri Confcooperative e Legacoop Agroalimentare), per rilanciare l’attenzione sul ruolo, non solo economico, che l’agricoltura e l’agroalimentare riveste nel contesto sociale ed occupazionale sia regionale che nazionale.

Un tessuto produttivo che rischia di essere spazzato via da miopi politiche fiscali ed inarrestabili aumenti dei costi di produzione, difficoltà di accesso al credito ed inasprimento dei carichi burocratici, concorrenza sleale e mancanza di controlli sull’applicazione degli accordi comunitari ed extracomunitari.
Una manifestazione organizzata anche per ribadire il “no” all’IMU sui terreni agricoli, un’imposta insostenibile per l’agricoltura siciliana. Una tassa che così com’è stata approvata dal parlamento nazionale determina due prelievi nell’arco di pochi mesi, 31 marzo per l’IMU relativa al 2014 e 15 giugno per quella riguardante l’annualità 2015. Una tassa applicata nonostante la Sicilia, proprio a causa del suo deficit economico e sociale, rientri tra le regioni dell’Obiettivo 1 definite dall’Unione Europea come meritevoli di intervento di sostegno. Una tassa applicata ad un’isola, qual’è appunto la Sicilia, a cui sempre l’UE riconosce invece la possibilità di attivare misure di compensazione per rendere meno gravoso lo svantaggio infrastrutturale e commerciale. Una tassa che in Sicilia ha visto ridurre, anziché elevare, il numero dei comuni per cui è prevista l’esenzione. Una tassa, dai meccanismi perversi, a cui non sono state assoggettate aree del Paese ad alta produttività e con elevato valore aggiunto.

Estremo appello di Agrinsieme Sicilia ai deputati per modificare la legge dell’IMU sui terreni agricoli, tassa iniqua e insostenibile.

downloadAi Sigg. Deputati della Camera eletti in Sicilia loro sede

Egregio Onorevole, dal 2000 al 2014 il settore dell’agricoltura, selvicoltura e pesca ha perso 1,9 miliardi di euro (-6%). Nel 2000 registrava 30,027 miliardi di euro di valore aggiunto. Nel 2014, rispetto all’anno precedente, la diminuzione media dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine é stato del 5,5%, con punte superiori al’8% per le produzioni vegetali. Va poi ricordato come, a gennaio 2015, secondo i dati Ismea, i prezzi alla produzione risultassero aumentati del 16% rispetto al 2010, mentre i costi di produzione di oltre il 40%.

Per quanto riguarda la Sicilia, nell’arco del 2014 il settore primario ha subito le conseguenze di un andamento climatico sfavorevole che ha determinato l’insorgenza di alcune fitopatie dagli effetti devastanti. La peronospora ha quasi dimezzato la produzione di vino, specialmente nel distretto produttivo della Sicilia occidentale. La mosca dell’olivo ha invece più che dimezzato la produzione di olio in quasi tutte le principali zone di produzione con picchi nel messinese, trapanese e nel catanese. Per il resto delle produzioni i danni sono stati provocati dalle calamità naturali di fine anno.

Oltre alla perdita della produzione, le grandinate e le bufere di neve hanno messo al tappeto diverse decine di strutture produttive della provincia di Catania, Siracusa e Ragusa (serre, tunnel e vivai) con una stima delle perdite che supera i 300 milioni di euro.

L’agrumicoltura, fiore all’occhiello dell’agricoltura siciliana, ha poi dovuto fare i conti con i problemi di ordine commerciale dovuti alla chiusura delle frontiere con la Russia. Nel nostro paese sono arrivate tutte le produzioni comunitarie ed extracomunitarie destinate al mercato russo con conseguente crollo dei prezzi delle nostre produzioni.

Paradossalmente i nostri agrumicoltori non hanno potuto beneficiare degli aiuti previsti da Bruxelles che invece sono andati a tutto vantaggio di coloro che hanno iniziato la campagna in anticipo con le clementine. Su questo comparto gravano poi le miopie dei controlli sanitari laddove si consente la commercializzazione in Italia di prodotti trattati con sostanze di cui il nostro ministero ha vietato l’utilizzo agli agrumicoltori.

In tale contesto l’agricoltura siciliana si trova ad affrontare un’altra calamità rappresentata dall’IMU sui terreni agricoli. Si tratta di un’imposta insostenibile: una patrimoniale che viene applicata ad un bene strumentale che è la terra.

L’insostenibilità è data dal fatto, incontestabile, che il valore dello strumento “terra” è molto squilibrato rispetto alla sua capacità di generare reddito. In buona sostanza le aziende agricole sono molto patrimonializzate ma hanno una bassa capacità a generare reddito.

Di conseguenza ogni prelievo fiscale di carattere patrimoniale, anche di lieve entità, porta in ogni caso a zero l’utile d’impresa se non addirittura in negativo.

L’effetto collaterale, devastante, è che la terra gravata dall’onere fiscale e quindi incapace di produrre reddito, perde inevitabilmente valore di mercato per mancanza di domanda minando profondamente la posizione economica degli agricoltori ed in definitiva il patrimonio del sistema Paese.

E’ poi particolarmente allarmante per la Sicilia il quadro derivante dal raffronto tra i comuni che erano esenti dal pagamento dell’ICI rispetto a quelli attualmente esentati per l’IMU.

Per la provincia di Agrigento su un totale di 43 comuni, 34 erano quelli che godevano dell’esenzione Ici a fronte di 7 a cui ora spetterebbe l’esenzione IMU. Per i 22 comuni della provincia di Caltanissetta erano 21 quelli esenti dall’ICI contro i 2 esentati dall’IMU. Per Catania su un totale di 58 comuni quelli esentati dall’ICI erano 39 contro gli attuali 22 per l’IMU. Per la provincia ennese su un totale di 20 comuni erano tutti e 20 quelli esentati dal pagamento dell’ICI a fronte dei 15 ora esentati dall’IMU. Per i 109 comuni della provincia di Messina 88 erano quelli esentati dall’ICI e 71 quelli con l’esenzione ai fini IMU. Per gli
82 comuni della provincia di Palermo l’esenzione ICI era prevista per 71 comuni, scesi a
50 per l’IMU. A Ragusa che conta 12 comuni l’esenzione ICI era per 9 comuni, 4 quelli esentati dall’IMU. Per i 21 comuni del siracusano l’esenzione Ici riguardava 9 comuni scesi a 7 per l’esenzione IMU. Trapani con un totale di 24 comuni aveva 16 comuni esentati ai fini ICI e 8 ai fini IMU.

Per il totale regionale, comprendente 391 comuni, la situazione passa da 302 comuni che erano quelli esentati dell’ICI a 186 esentati dall’IMU. L’azione governativa atta ad ampliare il prelievo fiscale in agricoltura ha generato una fiammata, riaccendendo il fuoco che covava sotto le ceneri dell’insofferenza del mondo agricolo.

Oggi riprendere la rotta diventa estremamente problematico perché si è radicalizzata la protesta e modificate le richieste. Infatti, non si parla più di rivedere i meccanismi per l’individuazione dei soggetti interessati al prelievo fiscale ma viene messa in mora l’intera applicazione dell’IMU sui terreni agricoli.

Certi dell’attenzione che vorrà dedicata al problema appena esposto chiediamo, in occasione della conversione del decreto-legge 24 gennaio 2015 n. 4, di esprimere un voto favorevole all’approvazione degli emendamenti per la soppressione dell’IMU o di una sua drastica mitigazione.
L’occasione è gradita per porgere cordiali saluti. Palermo, 16 marzo 2015

                                                                                              Rosa Giovanna Castagna 

Coordinatrice Agrinsieme Sicilia

Cambiare verso alle pensioni basse è un tema ineludibile: petizione all’On. Presidente del Consiglio dei Ministri

I pensionati hanno finora garantito, in larga misura, la tenuta sociale delle famiglie italiane subendo, nell’ultimo quindicennio, tagli, mancati aumenti, ridotte indicizzazioni, drenaggio fiscale: il potere d’acquisto dei loro assegni è ormai ridotto del 30%.
Hanno sostenuto, negli ultimi anni, l’obiettivo di rilanciare l’economia, l’occupazione e ciatoscana_logobox_anpl’impresa, riavviando la crescita e, in rigoroso silenzio e piena disponibilità, hanno fatto la loro parte accollandosi un carico di sacrifici ai limiti della sopportabilità.
download (2)Sono impegnati sui temi della solidarietà, della difesa del suolo, dello sviluppo dei territori rurali, subendo il crescente isolamento ed i costi conseguenti a servizi pubblici sempre meno presenti in tali borghi.
Ciò nonostante, tra impoverimento delle pensioni e disagi socio-assistenziali, i pensionati sono ormai relegati ai margini del dibattito politico-istituzionale e ben 8 milioni vivono in semi povertà, con assegni mensili sotto i mille euro e, 2,2 milioni addirittura sotto i 500 Euro.
Anche il Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa, nel rapporto di gennaio 2014, ha denunciato la violazione, in Italia, della Carta Sociale Europea. Infatti, i minimi di pensione dovrebbero essere pari al 40% del reddito medio nazionale: 650 Euro mensili anziché 502.

CHIEDONO PERTANTO EQUITÀ E GIUSTIZIA SOCIALE PER UNA ESISTENZA DIGNITOSA

attraverso, prioritariamente:
– l’estensione ai pensionati sotto i 1000 euro mensili del bonus di 80 euro, l’adeguamento dei minimi di pensione, in un biennio, al 40% del reddito medio nazionale, l’ampliamento della no tax area;Pensionati
– il recupero progressivo del potere d’acquisto delle pensioni conseguite dopo una vita di lavoro, con una più puntuale indicizzazione e la eliminazione del drenaggio fiscale;
– la riorganizzazione della sanità pubblica, concretizzando con determinazione il piano volto a territorializzare i servizi anche nei centri rurali, con un ruolo primario dei medici di base e la costituzione dei pool di specialisti multidisciplinari 24 ore su 24;
– la dotazione di risorse adeguate per la non autosufficienza, le politiche sociali, la lotta alla povertà e per politiche di prevenzione, di educazione alla salute per l’invecchiamento attivo e sano.
Le risorse necessarie possono essere reperite, con una ripresa dello sviluppo e del PIL, attraverso le necessarie riforme e una più incisiva lotta:
1) alla evasione ed alla elusione fiscale;
2) alla corruzione ed alla criminalità;
3) agli sprechi ed ai privilegi di numerose caste;
Si rende necessaria, inoltre, la trattenuta progressiva del contributo di solidarietà su tutte le pensioni superiori a 5.000 Euro mensili, ivi compresi i vitalizi.

 

 

 

AGRINSIEME SICILIA: NUOVO COORDINATORE REGIONALE ROSA GIOVANNA CASTAGNA, PRESIDENTE DELLA CIA REGIONALE

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downloadAgrinsieme Sicilia, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative di Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative (che a sua volta ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare), ha un nuovo coordinatore. È Rosa Giovanna Castagna, presidente della Cia regionale, che subentra a Francesco Natoli della Confagricoltura.

Agrinsieme Sicilia, nel panorama organizzativo regionale rappresenta un momento di discontinuità rispetto alle logiche della frammentazione che spesso hanno caratterizzato il mondo agricolo, ed è portatore di un nuovo modello di rappresentanza.
rosa correttaIl coordinamento integra, infatti, storie e patrimoni di valori che non vengono annullati, ma esaltati in una strategia unitaria fortemente orientata al futuro: è, pertanto, un reale valore aggiunto rispetto a quanto le organizzazioni hanno realizzato e continueranno a realizzare autonomamente.
Agrinsieme in Sicilia rappresenta, per il settore agricolo, oltre 100 mila associati, 2 milioni di giornate lavorative annue, e più di 200 sedi di assistenza distribuite su tutto il territorio regionale.
Le tre Centrali Cooperative dell’agroalimentare associano oltre 560 cooperative con più di 82mila produttori per un fatturato annuo che supera i 550milioni di euro.
Nel corso del vertice che ha deliberato la staffetta del portavoce regionale sono state definite anche alcune iniziative di carattere sindacale quali quelle contro la tassazione imu per i terreni agricoli.

DONNE IN CAMPO SICILIA – CIA LANCIA LA CAMPAGNA PIANTIAMOLA! PIANTA E DEDICA UN ALBERO AD UNA DONNA SPECIALE IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

 

Donne in Campo Sicilia, l’associazione femminile della Confederazione italiana agricoltori lancia la campagna dal nome Piantiamola! e invita tutti l’8 marzo 2015 a piantare e dedicare un albero ad unadonna speciale percelebrare la Giornata Internazionale della Donna.

Una giornata che vuole ricordare le conquiste delle donne e le lotte co8-MARZO-2015-Donne-in-Campontro le discriminazioni ha spesso assunto negli anni connotati di frivolezza. Svuotare di significato una ricorrenza che definiremmo della “memoria” è comodo per tanti. Piantiamola! e guardiamo oltre per ricucire un futuro prossimo che le nuove generazioni vedono avaro di prospettive. Sogni e progetti hanno bisogno di essere “rinverditi”, è per questo che piantare e dedicare alberi a donne che hanno lasciato un segno nella vita di chi le ha incontrate significa condividerne e rivitalizzarne le idee.

La messa a dimora di un albero, il suo radicamento e accrescimento sono un simbolo concreto di vita e speranza.

Le Donne insegnano alle bambine ed ai bambini fin dalla culla il rispetto dei valori dell’amore, della famiglia, dell’agricoltura, dell’ambiente, pongono le basi per future donne e futuri uomini capaci di relazionarsi e collaborare per costruire un mondo che rispetti gli equilibri della natura, delle relazioni e degli affetti.

Scegliamo alberi autoctoni del territorio e facciamoci una foto pubblicandola con ľhashtag #piantiamola.

Piantiamola! e guardiamo al futuro con ottimismo, ma avendo sempre presenti le nostre donne e le loro storie.