Estremo appello di Agrinsieme Sicilia ai deputati per modificare la legge dell’IMU sui terreni agricoli, tassa iniqua e insostenibile.

downloadAi Sigg. Deputati della Camera eletti in Sicilia loro sede

Egregio Onorevole, dal 2000 al 2014 il settore dell’agricoltura, selvicoltura e pesca ha perso 1,9 miliardi di euro (-6%). Nel 2000 registrava 30,027 miliardi di euro di valore aggiunto. Nel 2014, rispetto all’anno precedente, la diminuzione media dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine é stato del 5,5%, con punte superiori al’8% per le produzioni vegetali. Va poi ricordato come, a gennaio 2015, secondo i dati Ismea, i prezzi alla produzione risultassero aumentati del 16% rispetto al 2010, mentre i costi di produzione di oltre il 40%.

Per quanto riguarda la Sicilia, nell’arco del 2014 il settore primario ha subito le conseguenze di un andamento climatico sfavorevole che ha determinato l’insorgenza di alcune fitopatie dagli effetti devastanti. La peronospora ha quasi dimezzato la produzione di vino, specialmente nel distretto produttivo della Sicilia occidentale. La mosca dell’olivo ha invece più che dimezzato la produzione di olio in quasi tutte le principali zone di produzione con picchi nel messinese, trapanese e nel catanese. Per il resto delle produzioni i danni sono stati provocati dalle calamità naturali di fine anno.

Oltre alla perdita della produzione, le grandinate e le bufere di neve hanno messo al tappeto diverse decine di strutture produttive della provincia di Catania, Siracusa e Ragusa (serre, tunnel e vivai) con una stima delle perdite che supera i 300 milioni di euro.

L’agrumicoltura, fiore all’occhiello dell’agricoltura siciliana, ha poi dovuto fare i conti con i problemi di ordine commerciale dovuti alla chiusura delle frontiere con la Russia. Nel nostro paese sono arrivate tutte le produzioni comunitarie ed extracomunitarie destinate al mercato russo con conseguente crollo dei prezzi delle nostre produzioni.

Paradossalmente i nostri agrumicoltori non hanno potuto beneficiare degli aiuti previsti da Bruxelles che invece sono andati a tutto vantaggio di coloro che hanno iniziato la campagna in anticipo con le clementine. Su questo comparto gravano poi le miopie dei controlli sanitari laddove si consente la commercializzazione in Italia di prodotti trattati con sostanze di cui il nostro ministero ha vietato l’utilizzo agli agrumicoltori.

In tale contesto l’agricoltura siciliana si trova ad affrontare un’altra calamità rappresentata dall’IMU sui terreni agricoli. Si tratta di un’imposta insostenibile: una patrimoniale che viene applicata ad un bene strumentale che è la terra.

L’insostenibilità è data dal fatto, incontestabile, che il valore dello strumento “terra” è molto squilibrato rispetto alla sua capacità di generare reddito. In buona sostanza le aziende agricole sono molto patrimonializzate ma hanno una bassa capacità a generare reddito.

Di conseguenza ogni prelievo fiscale di carattere patrimoniale, anche di lieve entità, porta in ogni caso a zero l’utile d’impresa se non addirittura in negativo.

L’effetto collaterale, devastante, è che la terra gravata dall’onere fiscale e quindi incapace di produrre reddito, perde inevitabilmente valore di mercato per mancanza di domanda minando profondamente la posizione economica degli agricoltori ed in definitiva il patrimonio del sistema Paese.

E’ poi particolarmente allarmante per la Sicilia il quadro derivante dal raffronto tra i comuni che erano esenti dal pagamento dell’ICI rispetto a quelli attualmente esentati per l’IMU.

Per la provincia di Agrigento su un totale di 43 comuni, 34 erano quelli che godevano dell’esenzione Ici a fronte di 7 a cui ora spetterebbe l’esenzione IMU. Per i 22 comuni della provincia di Caltanissetta erano 21 quelli esenti dall’ICI contro i 2 esentati dall’IMU. Per Catania su un totale di 58 comuni quelli esentati dall’ICI erano 39 contro gli attuali 22 per l’IMU. Per la provincia ennese su un totale di 20 comuni erano tutti e 20 quelli esentati dal pagamento dell’ICI a fronte dei 15 ora esentati dall’IMU. Per i 109 comuni della provincia di Messina 88 erano quelli esentati dall’ICI e 71 quelli con l’esenzione ai fini IMU. Per gli
82 comuni della provincia di Palermo l’esenzione ICI era prevista per 71 comuni, scesi a
50 per l’IMU. A Ragusa che conta 12 comuni l’esenzione ICI era per 9 comuni, 4 quelli esentati dall’IMU. Per i 21 comuni del siracusano l’esenzione Ici riguardava 9 comuni scesi a 7 per l’esenzione IMU. Trapani con un totale di 24 comuni aveva 16 comuni esentati ai fini ICI e 8 ai fini IMU.

Per il totale regionale, comprendente 391 comuni, la situazione passa da 302 comuni che erano quelli esentati dell’ICI a 186 esentati dall’IMU. L’azione governativa atta ad ampliare il prelievo fiscale in agricoltura ha generato una fiammata, riaccendendo il fuoco che covava sotto le ceneri dell’insofferenza del mondo agricolo.

Oggi riprendere la rotta diventa estremamente problematico perché si è radicalizzata la protesta e modificate le richieste. Infatti, non si parla più di rivedere i meccanismi per l’individuazione dei soggetti interessati al prelievo fiscale ma viene messa in mora l’intera applicazione dell’IMU sui terreni agricoli.

Certi dell’attenzione che vorrà dedicata al problema appena esposto chiediamo, in occasione della conversione del decreto-legge 24 gennaio 2015 n. 4, di esprimere un voto favorevole all’approvazione degli emendamenti per la soppressione dell’IMU o di una sua drastica mitigazione.
L’occasione è gradita per porgere cordiali saluti. Palermo, 16 marzo 2015

                                                                                              Rosa Giovanna Castagna 

Coordinatrice Agrinsieme Sicilia