La UE boccia la norma italiana che imponeva almeno il 20 per cento di succhi nelle bevande a base di frutta. La Cia siciliana esprime disappunto per il danno alle produzioni dell’Isola

 

La Cia siciliana esprime disappunto per la bocciatura espressa dall’Unione Europea per il decreto italiano che imponeva la quota minima del 20% di succo nelle bevande a base di frutta tra le quali l’aranciata.

Era prevedibile, sostiene la Cia siciliana, ma la norma nazionale era stata pensata per promuovere il consumo di succhi a base di frutta nostrana e si sperava fosse uno dei molteplici interventi che avrebbero potuto sostenere l’intero comparto. Anche se un simile decreto, sostiene la Cia, non avrebbe comunque potuto sostituire la forte e autorevole azione di promozione, divulgazione ed educazione alimentare condotta dal Ministero delle Risorse Agricole ed Alimentari e dagli Assessorati regionali all’Agricoltura.

Dopo la bocciatura della norma, secondo la Cia, Confederazione Italiana Agricoltori della Sicilia, si rende ancora più necessario che la Regione Sicilia metta in campo apposite campagne di divulgazione degli effetti benefici e di educazione alimentare con cui divulgare i principi nutritivi e salutistici delle arance siciliane e degli altri prodotti tipici regionali siano valorizzati. Una buona spremuta al 100% di arance siciliane vale molto di più per la salute di qualsiasi bottiglietta o lattina con uno scarso contenuto di succo e dalla provenienza incerta.

La sfida dell’agricoltura siciliana si vince sulla qualità e sull’unicità del prodotto: occorre promuoverlo, farlo conoscere e apprezzare in Italia e all’estero riorganizzando le filiere e il marketing.