Tutti contro l’Imu Agricola, la manifestazione di Agrinsieme in Sicilia

Una delegazione di Agrinsieme Sicilia, il coordinamento che rappresenta le aziende e le cooperative aderenti a CIA, Confagricoltura ed Alleanza delle cooperative (Agci Agrital, Fedagri Confcooperative e Legacoop Agroalimentare), è stata accolta in Prefettura per spiegare i motivi della mobilitazione nazionale.
In tutta Italia ed in Sicilia si sono svolte in contemporanea iniziative per far rilevare l’importante ruolo, non solo economico, che l’agricoltura e l’agroalimentare riveste nel contesto sociale ed occupazionale.
downloadIn particolare i vertici delle organizzazioni agricole e delle cooperative hanno contestato l’Imu per i terreni, definendola un’imposta insostenibile per il settore agricolo.
“L’azione governativa atta ad ampliare il prelievo fiscale in agricoltura – si legge nel documento di Agrinsieme Sicilia – ha generato una fiammata per riaccendere il fuoco che covava sotto le ceneri dell’insofferenza del mondo agricolo.
Oggi riprendere la rotta diventa estremamente problematico perché si è radicalizzata la protesta e modificate le richieste. Infatti, non si parla più di rivedere i meccanismi per l’individuazione dei soggetti interessati al prelievo fiscale ma viene messa in mora l’intera applicazione dell’IMU sui terreni agricoli.
La motivazione alla radice è che l’IMU è una patrimoniale che viene applicata ad un bene strumentale che è la terra. L’insostenibilità è data dal fatto, incontestabile, che il valore dello strumento “terra” è molto squilibrato rispetto alla sua capacità di generare reddito.
In buona sostanza le aziende agricole sono molto patrimonializzate ma hanno una bassa capacità a generare reddito. Di conseguenza ogni prelievo fiscale di carattere patrimoniale, anche di lieve entità, porta in ogni caso a zero l’utile d’impresa se non addirittura in negativo.
IMG_0435L’effetto collaterale, devastante, è che la terra gravata dall’onere fiscale e quindi incapace di produrre reddito, perde inevitabilmente valore di mercato per mancanza di domanda minando profondamente la posizione economica degli agricoltori ed in definitiva il patrimonio del sistema Paese.
Nel corso del 2014 il settore primario, a livello nazionale, è andato incontro ad una serie di aggravi di ordine fiscale pari ad oltre 760 milioni di euro.
La parte più rilevante riguarda l’IMU con circa 350 milioni di euro e l’IMU/TASI sui fabbricati rurali per 150 milioni di euro. Anche quest’anno è poi scattata la nuova riduzione del gasolio agricolo pari al 10% per ulteriori 10 milioni di euro.
Analogamente l’andamento dei prezzi alla produzione ha avuto un trend negativo per tutte le principali produzioni agricole (- 4,6% il raffronto tra i prezzi rilevati tra il 31 dicembre 2013 ed il 31 dicembre 2014).
Il primato è andato agli ortaggi con una perdita annua del 20%, seguono poi il latte ed i suoi derivati (- 10,5%) e vino (-9,5%).”
“Una imposizione, quella dell’Imu – hanno ancora evidenziato i vertici di Agrinsieme Sicilia – che va ad appesantire ulteriormente l’agricoltura siciliana.
Nell’arco del 2014 il settore primario siciliano ha subito le conseguenze di avverse condizioni climatiche che hanno determinato l’insorgenza di alcune fitopatie dagli effetti devastanti.
La peronospora ha quasi dimezzato la produzione di vino specialmente nel distretto produttivo della Sicilia occidentale. La mosca dell’olivo ha invece più che dimezzato la produzione di olio in quasi tutte le principali zone di produzione con picchi nel messinese, trapanese e nel catanese.
Per il resto delle produzioni i danni sono stati provocati dalle calamità naturali di fine anno. Oltre alla perdita della produzione, le grandinate e le bufere di neve hanno messo al tappeto diverse decine di strutture produttive della provincia di Catania, Siracusa e Ragusa (serre, tunnel e vivai) con una stima delle perdite che supera i 300 milioni di euro.
L’agrumicoltura, fiore all’occhiello della nostra agricoltura, ha poi dovuto fare i conti con i problemi di ordine commerciale dovuti alla chiusura delle frontiere con la Russia.
Nel nostro paese sono arrivate tutte le produzioni comunitarie ed extracomunitarie destinate al mercato russo con conseguente crollo dei prezzi delle nostre produzioni.
Paradossalmente i nostri agrumicoltori non hanno potuto beneficiare degli aiuti previsti da Bruxelles che invece sono andati a tutto vantaggio di coloro che hanno iniziato la campagna in anticipo con le clementine.
Su questo comparto gravano poi le miopie dei controlli sanitari laddove si consente la commercializzazione in Italia di prodotti trattati con sostanze che il nostro ministero ha invece vietato l’uso agli agrumicoltori.”